Cotture e… vita. Alla nascita siamo “insalatini”

Cotture e… vita. Alla nascita siamo “insalatini”

cd72a6d718f802b58abe40034d45cf63Cotture a freddo. Giuro! Oggi ci sono almeno 37 gradi, e nessuna fiamma troppo vicina che emana calore.
Più o meno la temperatura utile affinché la vita ci “cuocia”, nel grembo.

Si può cuocere a freddo? Sì. Il taglio per es. è la prima cottura. Estrattore, spremitore, centrifuga, frullatore sono anch’esse forme di cottura a freddo.  Sviluppano calore in realtà, e altro – meno misurabile – lo sviluppano le onde elettromagnetiche (e qui si potrebbe aprire un capitolo sulle troppe fonti elettriche usate nel crudismo). La più naturale delle cotture a freddo è la pressione (premere) e il pestaggio. La mano e il cuore (cuore-calore), prendono il posto dell’elettricità.

Noi stessi siamo degli “insalatini marinati” formatesi sotto acqua salina e moderata pressione, a temperatura corporea. Per questo nasciamo rinvenuti, “avvolti”, rossastri, come le prugne (che poi sono albicocche) umeboshi. Oppure ricoperti qui e là di patina bianca, come l’acido lattico dei crauti naturali.
La vita ci forma a bagno, nell’oscurità, in un barattolo di carne, con acqua salina. Un mare, dentro.

Quello della cucina è un universo meraviglioso per connettersi con la semplicità della vita e il suo mistero. Per comprendere senza volerlo il gioco danzante della polarità maschile-femminile.

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