“Fare l’amore” – intervista
la scorsa settimana Sara Spalaore >>>, mi ha fatto un’intervista.
Una donna appassionata dall’Amore, e dall'”insegnamento” di Barry Long, come appare sul libro “Fare L’amore” – clicca qui >>>
Libro a mia cura e traduzione.
Chi è Barry Long?
Rispondo con le sue parole:
«Si può dire che sono stato istruito dal principio divino della donna. Da Lei sono stato condotto, crocefisso e più di ogni altra cosa da Lei sono stato amato. Sono un prodotto di quell’amore, come lo è il mio insegnamento»
Cosa manca all’intimità per essere tale?
L’onestà. Essere onesti nei confronti della situazione, far fronte al momento presente come si rivela.
Com’è, secondo questa “pratica” – fare l’amore creando amore e non emozione?
Affidarsi alla sensazione organica, qui, nel corpo, ora. Smettere di pilotare l’evento. Farsi ascolto.
Vedere il generarsi dell’emozione quale frutto di un’interpretazione secondo memorie. Questo è anche il modo in cui lavoro. Accompagnare al sentire senza interpretazione.
Percepire la sensazione nuda e cruda: freddo, caldo. Tensione, espansione. Groppo, fluidità… Questo sguardo è quanto basta. Non c’è niente da fare.
Prendere nota: quando sento non penso.
Quel libro non è strategico.
Essere meno emozionali non significa non provare emozioni – non sono nostre, non abbiamo scelta – significa piuttosto far fronte all’emozione, presenti alla stessa.
Come usare, dunque, la lettura del libro?
La lettura va praticata singolarmente e in coppia, se c’è coppia.
La pratica – intesa come una sorta di disciplina – rivela degli elementi trascurati nella meccanicità dell’atto, che sono, tuttavia, sempre stati disponibili.
Porsi nell’atto senza muovere – mossi – a lavagna pulita – ho un un’immagine sul mio sito, che manifesta con immediatezza, questo essere mossi: >
Questo “libera” la sensibilità intelligente, spontanea del corpo – la riporta a fior di pelle, per capirsi.
Tuttavia – la donna, il suo “limite” – è che spinge, spesso, per una calda passione. Si tratta del condizionamento millenario a usare una sessualità dimostrativa, nell’illusione di mantenere costante l’attenzione sessuale del maschio.
Questo modo di fare l’amore appare – invece – “freddo”, nel senso di distaccato – è la spina che toglie via la spina, affinché la ferita delle “non amate”, della perduta autorevolezza maschile in qualità di amante, possa rimarginare. Entrambe le spine, poi, possono essere gettate.
Si tratta del contro-copione che de-automatizza il copione, per poi essere accantonati entrambi.
L’uomo, penetrando e inseminando la donna per proprio egoistico piacere, spesso distrattamente, ingenera in lei – generativa per natura – dubbio, sfiducia, disamore che a loro volta si trasformano in emozionalità, rilasciata poi gradualmente sotto pungenti ripicche, circonvolute manipolazioni psicologiche, lamento, depressione… senza alcuna ragione evidente, spesso.
Queste non sono idee senza fondamento. Si tratta del funzionamento organico del rapporto sessuale – a livello fisiologico e dei neurotrasmettitori. Il ventre incamera il carico “informazionale del seme”, misto ai suoi umori. Questo genera fisiologicamente “molecole di emozione”, che vanno a influenzare determinate aree del cervello, poi restituite dallo stesso, come stati d’animo emozionali.
Se la penetrazione non genera amore, genera emozione, e in caso di maternità, una prole emozionale.
Come portare nella pratica, nel quotidiano, tutto questo?
Fare l’amore, prendere l’impegno di farlo – senza se e senza ma – ogni volta che è possibile. Portare la pratica nel quotidiano.
Questa costanza – senza dover soddisfare alcuna condizione premeditata e voluta(che lei sia eccitata per es, che lui ce l’abbia duro…) fa scendere il sesso dalla sfera del pensiero, riportandolo all’intelligenza che compete agli organi sessuali e a tutto il corpo. Questo, di nuovo innocente – ritorna intero – tutto organo di senso.
La pattuita disponibilità di entrambi a fare l’amore ogni volta che si renda possibile, toglie forza al pensiero sul come e quando procurarselo quell’amore, aprendo a inaspettate sorprese.
Fare l’amore è unire pene e vagina. Tutto il resto – preliminari, masturbazione, secondo i precetti della pornografia e dell’educazion sessuale per adulti – inesistente, è zavorra, che impedisce al corpo di esprimersi secondo la sua naturale intelligenza.
Torturine?
Una delle “torture” imposta al maschio occidentale – inasprita dalla donna – è che deve averlo duro. Se non s’indurisce è il panico.
Sebbene per esempio, il Tao attesti: “entra morbido ed esce duro”.
Durante una specializzazione triennale in educazione sessuale, in sede di esame, era richiesta la risposta alla domanda: «come spiegare in che modo avviene la penetrazione?».
La risposta, predicata dai vari docenti durante il corso, implica la condizione inderogabile di un pene duro, alfine di essere penetrativo. Nessuno mette in dubbio tale costume, ormai dogma.
Ebbene, secondo il Tao non è così.
Tantra è fare l’amore senza procurata eccitazione – l’eccitazione è emozione e l’emozione è fare l’amore mobilitando memorie – in questo senso l’emozione è il passato.
L’estasi – la bellezza – non prevede eccitazione, sollecitazione libidinosa voluta, come abbiamo imparato. L’eccitazione al massimo spinge alla soddisfazione – come un lauto pasto. Che per carità ha una sua funzionalità, al servizio dell’agenda biologica, della conservazione della specie.
Per fare dell’intimità e poi dell’amore un’arte, che è lode, orante, meditativa bellezza, richiede il fare l’amore con costanza – la donna si rende disponibile, senza condizioni.
La pratica assume una priorità, come un musicista che per imparare a suonare bene il suo sacrosanto strumento, si “esercita” ogni giorno, affinché quello strumento generi la più bella delle melodie.
L’idea che il tantra sessuale sia l’apoteosi del piacere ricercato è una balla.
Gli orgasmi voluti, attesi, sono risicati, contratti.
L’orgasmo è la momentanea dissoluzione di colui/e che pensa di volerlo o di doverci fare qualcosa.
È questo sparire, nell’orgasmo, di un me, me, me(pieno di pretese e desideri), che lo rende desiderabile. Nella sua meccanicità, è una nobile “trappola” per la riproduzione.
Il tantra sessuale, da secoli e in ogni tradizione, implica la fine della “dominazione del sesso” – della sua ossessione – più che la moltiplicazione degli orgasmi fantastici e dei partner.
Sebbene qui, sarebbe il caso di fare un distinguo tra il tantra di coppia e non.
Tuttavia non è la sede e il momento.
Per finire?
Sta alla donna, facendo l’amore, “generare” un vero uomo o un ominicchio, e di questo l’uomo non ha più coscienza. La donna, confusamente.
Come dice Barry rivolgendosi al maschio:
“Caro uomo non esiste una scopata a gratis, che non abbia un prezzo”.
L’uomo paga ogni sua scorribanda sessuale superficiale senza rendersene minimamente conto, tanto poco considera se stesso e la preziosità del suo seme.
Che la donna paghi il suo, di prezzo – temo sia chiaro a molte.
– – -L’arte dell’intimità, evento, vedi nella pagina eventi, qui: >>>